Dalla parola chiave alla link building: come mi posiziono?

Indicizzazione, parola chiave, link building: come mi posiziono sui motori di ricerca?

posizionamentoIl SEO Specialist (SEO – acronimo di Search Engine Optimization), si occupa di ottimizzazione del sito, costruzione dei link interni, link building e creazione di contenuti graditi all’utente e ai motori di ricerca: tutto ciò per scalare posizioni sui motori di ricerca e portare traffico qualificato al sito.

Non ci hai capito nulla?

E’ comprensibile!

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Quando si crea un sito, purtroppo gli utenti non arrivano da soli, non c’è traffico in entrata.

E’ un po’ come aprire un negozio al di là di un ponte… dopo che il ponte è crollato!

Questo perché il sito non è ne indicizzato, ne posizionato: non compare tra i risultati restituiti da Google (Serp) quando digitiamo delle ricerche (da ora in poi i “motori di ricerca” saranno in gran parte sostituiti da “Google”, visto che il 98% delle ricerche passano da lui).

Per scalare le pagine di Google ed arrivare alle ambitissime prime posizioni occorre attuare una strategia SEO ad hoc, un lavoro di ottimizzazione curato minuziosamente.

SEO: da dove inizio?

parola chiave e posizionamento

Come accade per tutte le cose, si inizia costruendo delle basi solide su cui poter lavorare: la creazione del nostro sito web.

Il lavoro di ottimizzazione inizia fin da subito, applicando 3 semplici accorgimenti al nostro progetto:

  • sito veloce
  • sito mobile responsive
  • sito chiaro e “pulito”

3 elementi legati tra loro da un filo sottilissimo.

Devono essere soddisfatti senza nessuna remora: le fondamenta si costruiscono da qui!

Velocità

Un sito veloce e reattivo piace tanto a Google, ma sopratutto, piace tantissimo agli utenti che lo visitano.

Se un sito non carica il suo contenuto entro i primi 4 secondi, il 25% dei visitatori lo abbandona!

Se i tempi di caricamento si avvicinano ai 10 secondi la percentuale sale al 50%!

La velocità non è tutto (a volte per rincorrere il “record della velocità” si priva il sito di elementi interessanti ed utili, senza che ce ne sia realmente bisogno), ma va comunque presa in seria considerazione.

Non cercare di creare un sito supermegaiper veloce sacrificando tutto, ma non commettere l’errore di renderlo una lumaca con valanghe di plugin e porcherie varie, altrimenti son dolori!

Mobile Responsive

Fino a qualche tempo fa il web era esplorato in lungo e in largo attraverso i pc, desktop o notebook, mentre oggi il traffico si è diviso in 2 parti:

  • Desktop – è inteso tutto il traffico proveniente da qualsiasi pc fisso o notebook/ultrabook –
  • Mobile – è inteso tutto il traffico proveniente da dispositivi mobili, smartphone o tablet –

E’ impressionante come il trend del mobile abbia preso il sopravvento, tanto da portare Google a studiare 2 algoritmi diversi per i suoi risultati di ricerca! (1 mobile e 1 desktop).

Per questo motivo è di assoluta importanza affidarsi ad una struttura responsive (che si adatta a qualsiasi dispositivo), sia se si crea il sito “a mano” (passatemi il termine), sia se ci si affidi ad un cms (WordPress, Magento, Prestashop etc.).

Sito chiaro e pulito

“Anche l’occhio vuole la sua parte”, ma non facciamoci ingannare dalla frase.

Con questa affermazione non dobbiamo immaginare un sito pieno di orpelli grafici, tutt’altro!

La grafica del sito deve essere “pulita”, chiara e semplice: il visitatore deve potersi muovere tra i menù intuitivamente e trovare le informazioni che cerca senza doversi improvvisare Sherlock Holmes.

Il font del testo segue questo trend: nessun carattere ornamentale, affidiamoci a stili sobri.

Prima indicizziamo, poi posizioniamo

Una volta creato il nostro bel sito, arriva il momento di far sapere a Google che esistiamo.

Via con il posizionamento?

No, c’è prima uno step di intermezzo.

Spesso sentiamo le parole indicizzazione, ottimizzazione e posizionamento usate impropriamente (e questo mi sorprende).

Sono 3 azioni complementari, ma assolutamente diverse tra loro.

L’esempio pratico.

posizionamentoVogliamo partecipare alla maratona di New York, cosa facciamo?

Per prima cosa ci segniamo all’evento, quindi ci rechiamo al banco iscrizioni e forniamo i nostri dati (indicizzazione).

Una volta segnati, possiamo concorrere e cercare di posizionarci nella migliore posizione possibile, a seconda del nostro livello di allenamento (ottimizzazione e posizionamento).

Ecco, come hai potuto constatare, le 3 azioni sono strettamente legate tra loro, ma sono ben diverse ed ognuna ha un ruolo ben preciso.

Piccolo dettaglio: la maratona che ti appresti ad affrontare non ha mai fine, l’ottimizzazione ed il posizionamento non si fermano mai.

Mentre nella maratona c’è un punto di arrivo e ci si classifica 3°, 20°, 500° etc. etc., con la SEO si scende e si sale sempre, nessuno ci assicura una posizione fissa.

Ci addentriamo sempre di più nel tema caldo del posizionamento: come si scalano le posizioni in SERP?

Partendo dalla base costruita fino ad ora, c’è da fare fin da subito una precisazione:

scalare posizioni può trasformarsi in una comoda passeggiata al sole o in una scalata dell’everest con tanto di tempesta.

Da cosa dipende? Da ciò che vogliamo posizionare.

Parole chiave e coda lunga

parola chiave

Spesso posizionare una parola “secca” è una vera e propria impresa: potremmo ritrovarci ad un conflitto armato con delle superpotenze.

C’è da aggiungere, inoltre, che una parola chiave secca non sempre può rivelarsi la scelta migliore (tra poco vedremo perché).

Per raggiungere ugualmente l’obbiettivo e posizionarsi con il tema interessato, possiamo intraprendere la via delle parole chiavi a coda lunga (long tail).

La differenza con la prima citata è che quest’ultime sono formate da più parole chiave.

Un esempio pratico.

Notebook – Parola chiave secca

Migliori notebook – Parola chiave a coda lunga (2)

Migliori notebook economici – Parola chiave a coda lunga (3)

Come puoi ben vedere, più la parola chiave diventa a coda lunga, più si va a “colpire” un segmento specifico di utenti.

Se da una parte è vero che la parola secca ha sempre molte più ricerche mensili, dall’altra è altrettanto vero che la parola chiave a coda lunga avrà più probabilità di soddisfare le esigenze dell’utente.

Con la parola chiave secca si possono fare grandi numeri in termini di visite, ma la reale utilità di quest’ultime è sempre da prendere con le pinze.

Un altro esempio pratico per capire meglio il concetto.

Torniamo sui notebook.

Abbiamo un e-commerce che vende esclusivamente notebook economici, nessun top di gamma, nessuna “macchina da gaming”, abbiamo una politica di vendita che mira ad un’utenza con necessità base: budget massimo 600,00 euro.

I nostri clienti abituali (Buyer Personas), sono poco interessati alla “potenza” del prodotto, svolgono lavoro d’ufficio e necessitano di portatili economici; in molti casi ne posseggono già uno e ne comprano un secondo solo per non portarsi dietro “quello buono”.

In questo caso puntare sulla parola chiave secca “notebook” non solo risulterebbe un’impresa ardua, ma, nel caso riuscissimo a posizionarla ugualmente, potrebbe comunque non sortire i risultati sperati.

Questione di conversioni

Se la keyword secca genera, esempio, 20.000 visite mensili, mentre quella a coda lunga soltanto 2.500, potrebbe comunque risultare più efficace quest’ultima.

Perché?

Questione di conversioni.

Un altro fattore che una buona strategia SEO deve tenere in considerazione è proprio il numero di conversioni che andremo ad ottenere.

Chi cerca la parola notebook su Google può volere tante cose:

  • conoscere la definizione del termine
  • semplicemente conoscere le ultime news di settore
  • acquistare un notebook da gaming
  • acquistare un notebook per editing video
  • acquistare un notebook sopra i 1000,00 euro

Tutte queste ricerche (Search intent) non combaciano con ciò che il nostro e-commerce offre (notebook economici con hardware base, adatto alla navigazione internet, riproduzione video e poco più).

La parola chiave a coda lunga “Migliori notebook economici” soddisfa un’esigenza specifica:

chi svolge questa ricerca su Google sta cercando un notebook economico, il miglior notebook economico da poter acquistare.

Trasformando questo scenario in dati pratici, potremmo benissimo trovarci davanti a tassi di conversione del tutto differenti.

Attenzione, i tassi di conversione e i dati che seguono nell’esempio sono di pura fantasia, servono esclusivamente per far capire il concetto.

La key secca, visti i tanti “search intent” differenti, potrebbe portare 1 vendita ogni 1.000 utenti che visitano il nostro e-commerce (tasso di conversione 0,1%); al contrario, la parola chiave a coda lunga, vista la sua alta affinità con il search intent, potrebbe portare 1 vendita ogni 100 utenti (tasso di conversione dell’1%).

Il risultato, sulla base dei dati dell’esempio, sarebbe questo:

parola chiave secca (20.000 visite mensili) – 20 vendite al mese

parola chiave a coda lunga (2.500 visite mensili) – 25 vendite al mese

Morale della favola:

non conta tanto quanto traffico ha una determinata parola chiave, conta quanto quella determinata parola chiave è affine alla pagina del nostro sito, ai prodotti che stiamo vendendo o all’articolo che abbiamo scritto (nel caso di blog).

Link building: link interni, esterni, follow, no follow… cataloghiamoli!

link building

La link building (articolo di approfondimento): croce e delizia di molte strategie SEO.

Il tema può sembrare molto complesso, ma in realtà è più semplice di quanto sembri.

La link building è definita come “la creazione di link artificiali da parte del SEO per favorire pagine di un sito con determinate keyword”.

In realtà, a mio avviso, la link building non è poi così artificiale.

Sia chiaro, oggi ottenere un backlink da un sito esterno è roba per pochi, sono diventati tutti avidi di backlink e c’è anche un mercato gigantesco dietro (acquisto/vendita/scambio incrociato backlink), ma la soluzione “spontanea” deve rimanere la via preferenziale.

Acquistare link è comunque un rischio: Google diventa sempre più scaltro ed i suoi algoritmi potrebbero beccarti in fragrante!

Con questo non sto dicendo che se acquisti un link verrai penalizzato, anzi, molto probabilmente ne trarrai benefici (se di valore), dico solo di fare attenzione: il futuro può riservare sorprese…

Innanzitutto bisogna distinguere i backlink, perché ce ne sono di diversi tipi.

Cominciamo nel catalogarli in 2 categorie:

  • Backlink No Follow
  • Backlink Follow

Sono 2 tipi di link completamente diversi.

Il primo, con l’attributo “No follow”, rimanda al contenuto linkato, ma non viene preso in considerazione da Google (“non seguire”).

Semplificando il tutto, questi link sono utili per creare traffico (se targetizzato, perché no, utili anche ad acquisire lead, vendere, etc. etc.), ma non contribuiscono al posizionamento del contenuto, non danno “autorità” aggiuntiva.

I link con attributo “Follow” hanno gli stessi vantaggi dei precedenti, con la differenza che contribuiscono al posizionamento della pagina, perché considerati da Google.

Altro fattore da considerare è la quantità di link esterni che puntano al nostro sito.

Ovviamente più ne abbiamo più Google percepirà un valore maggiore.

Non è però una questione di sola quantità (quantità che deve provenire da diversi siti: 40 link dallo stesso sito non sono ne qualità ne quantità!):

5 link da siti molto autorevoli possono valere più di 50 link da siti “mediocri” – concentriamoci più sulla qualità del sito che ci linka – 

Quindi qualsiasi backlink proveniente da siti esterni va bene? Tutto fa brodo?

Assolutamente no.

Un backlink è davvero di valore se la sua provenienza ha la “fedina penale pulita” (sito non contrassegnato come spam), se è attinente all’argomento della pagina di destinazione e, possibilmente, ha valore reale se non è in compagnia di altri 10 link buttati a caso.

Per l’autorità (e quindi la spinta che può darci), c’è da considerare anche l’età del dominio che ci linka, la sua autorevolezza (ricevere un link da informazione.blognewsss.it o da Repubblica.it è ben diverso!) e anche la posizione del link all’interno della pagina linkante (un link nel footer è pressoché inutile, più in “alto” è il link, più questo ha valore).

Questi erano i link provenienti da siti esterni, ma ci sono anche i link interni al nostro sito!

Immagina il tuo spazio web come una grande città metropolitana.

Tutti i quartieri devono essere collegati tra loro, in modo tale da rendere la navigazione dell’utente più agevole possibile (ricordi il discorso del sito “chiaro e pulito?” Bene, collegare prodotti o articoli che hanno una buona correlazione tra loro faciliterà la vita all’utente e lo invoglierà ad aumentare la sua permanenza sul sito).

Non bisogna sottovalutare l’utilità di quest’ultimi, perché si, è vero che il motore di ricerca prende in considerazione molto di più link che provengono dall’esterno, ma comunque non snobba completamente questa soluzione.

E’ un pezzo del puzzle, seppur piccolo, va incastrato con il resto.

Strumenti utili per fare seo

Per fare SEO occorre utilizzare gli strumenti giusti.

Questi ci aiuteranno a tenere sotto controllo il nostro sito, a capire quali parole chiavi scendono e quali salgono; potranno essere utili per “spiare” la concorrenza, trovare spunti interessanti per gli argomenti di un articolo e tanto alto ancora.

Il web è pieno di strumenti, più o meno utili, a pagamento, in versione free e freemium (freemium – gratuiti con limitazioni sbloccabili acquistando il prodotto).

Non sono in grado di dire quali funzionano meglio, dovrei averli provati tutti, il che è impossibile, ma posso dirti quali sono gli strumenti che ho utilizzato in questi anni (e che continuo ad usare… tranne un paio).

  • Strumenti per i webmaster di Google – Non c’è molto da aggiungere… necessari.
  • Google Analytics – Come sopra!
  • SeoZoom – Una suite tutta italiana dalle mille possibilità. Nata da poco, ha già saputo imporsi nel mercato e i motivi sono semplici: interfaccia user friendly e tantissime possibilità (dal monitoraggio delle parole chiave alla link building, passando per altre infinite opzioni),  da provare assolutamente. I prezzi non eccessivamente alti, per una suite del genere direi che il prezzo è ampiamente giustificato. Vale fino all’ultimo centesimo speso.
  • Pagespeed Insight e Pingdom – utili per misurare la velocità del nostro sito ed individuarne le criticità.
  • Alexa – Utile per vedere la posizione del nostro sito nel mondo e in Italia (non è fondamentale, ma ogni tanto uno sguardo non fa male).
  • Answer The Public – Utilissimo se si è a corto di argomenti! Si scrive una parola chiave e woilà, un mare di spunti interessanti presi dalle ricerche degli utenti sul web (peccato non ci siano dati numerici su quante ricerche mensili ha una determinata key… dai social è emerso che Seozoom a breve implementerà anche questo!).
  • Semrush – E’ un’altra suite, come lo è SeoZoom, ma è sul mercato da molti anni. Nonostante non sia “made in Italy” ha una grande varietà di parole chiave a cui poter attingere, al pari con Seozoom in Italia, per i dati di ricerca al di fuori dello stivale attualmente vince a mani basse. Quasi dimenticavo: costa, costa tanto, costa troppo! (Per i miei gusti).

In conclusione

Indicizzare un sito è semplicissimo, posizionarlo un po’ meno.

In realtà è ovvio che sia così:

nelle maratone di tutto il mondo c’è spazio per tutti, per le prime posizioni c’è posto per chi si allena di più, chi si impegna, si sacrifica e non demorde.

Webcultura.it è nato circa 2 anni fa.

Il primo anno non ha ricevuto le attenzioni dovute e i risultati non sono arrivati.

Nel 2016 le cose sono cambiate:

con un po’ di buona volontà e costanza, con contenuti di valore, ha scalato posizioni in SERP e ad oggi da filo da torcere a realtà con redattori, scrittori e interi team al seguito.

Quanto ho speso per webcultura?

In 2 anni, tra dominio, hosting, template, pochissime campagne marketing sui social… meno di 350,00 euro.

0,50 centesimi al giorno!

I risultati ottenuti mi hanno permesso di monetizzare con le affiliazioni, crearmi un vero e proprio “curriculum navigabile” e stringere amicizie/collaborazioni con tanti addetti del settore.

Ho maturato esperienza e svolto il lavoro che più mi piace al mondo.

E’ un percorso ripido e tortuoso, ma, raggiunta la vetta, puoi goderti il miglior panorama della tua vita (fino a quando deciderai di scalarne una nuova 🙂 ).

Have a Nerd Day!

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